(una)TANA(tante tane)

Cover per il laboratorio – gioco TANA!

Siamo chiusi in casa da un po’ di tempo e che si stia bene o male sicuramente c’è la necessità di mantenere la mente creativa e brillante, di fare cose divertenti per passare del tempo di qualità con i bimbi a casa.

(una)TANA(tante tane) è un gioco a disegni pensato per i bambini dai 3 anni in su (anche se fino ai 5 anni potrebbero avere bisogno dei genitori per essere guidati e aiutati) che ha possibilità infinite.

un esempio di alcuni fogli TANA uniti

(una)TANA(tante tane) è composto da un set di Tane abitate e vuote (stampabili in bianco e nero sui fogli A4) che vanno disegnate, collegate, colorate e unite con lo scotch per creare un bellissimo e grandissimo sottosuolo di animali che possono essere sia veri che di fantasia!

Il gioco può essere fatto a più round, per terra, sul tavolo, sul muro: costruite la vostra mappa come volete, ampliatela nei giorni, create tane nuove, aggiungere dettagli, forme, carte colori insomma SBIZZARRITEVI!

Oltre alle Tane trovate anche due fogli erba da mettere sopra al sottosuolo a vostro piacere.

Dantedì

Oggi è il giorno in cui si ricorda il Sommo Poeta e questo è il mio contributo.

E quindi uscimmo a riveder le stelle (Dante Alighieri, Inferno XXXIV, 139)

Puro e disposto a salire a le stelle (Dante Alighieri, Purgatorio XXXIII, V.144)
L’amore che move il sole e l’altre stelle (Dante Alighieri, Paradiso, XXXIII, V.145)

Io sono legata a lui dalla mia terra natia, Ravenna, che accolse e custodisce le sue spoglie.

diciannove marzo

Dal Vocabolario Treccani Online:

papà (ant. pappà) s. m. [voce onomatopeica del linguaggio infantile]. – Padre. È voce fam. e affettuosa, largamente diffusa in tutta Italia (mentre babbo si va sempre più restringendo all’ambito toscano), usata soprattutto come vocativo o quando si parla del padre con i familiari o con amici (analogam. a mamma rispetto a madre): senti, papà; parliamone con papà; esco con papà e mamma; arriva papà, o il papà; sempre con l’articolo, quando è seguito da un compl. di specificazione o è preceduto da un agg. poss.: il papà di Giulio; il mio papà. Per la locuz. figlio di papà, v. figlio, n. 1 c. ◆ Dim. e vezz. papinopaparino; accr. e vezz. paparóne. Come vocativo, è in uso anche la forma affettiva papi, e l’accorciamento pa’.

Quest’anno per la festa del papà non vado sul personale ma sul riflessivo e disegno questo film che parla di una perdita di un padre ma del ritrovare se stessi e il senso della famiglia.

Delle distanze e del tempo che non cambiano le cose.

Delle scelte, dell’amore.
Di un viaggio fisico che diventa un viaggio interiore.

Il film di cui parlo è The Darejeeling Limited.


Amo con tutta me stessa l’opera di Wes Anderson, un autore in cui mi riconosco tantissimo.
E poi proprio dell’energia del giallo (colore suo favorito ma anche predominante in questo film) ne abbiamo bisogno in questo momento.

(da sempre poi ho una super crush per Jason Schwartzman che qui è in un leading role)

This time tomorrow – The Kinks

This time tomorrow, where will we be?
On a spaceship somewhere sailing across an empty sea
This time tomorrow, what will we know?
Will we still be here watching an in-flight movie show?I’ll leave the sun behind me
And I’ll watch the clouds as they sadly pass me by
Seven miles below me
I can see the world and it ain’t so big at allThis time tomorrow, what will we see?
Field full of houses, endless rows of crowded streetsI don’t know where I’m going, I don’t want to see
I feel the world below me looking up (looking up), looking up at meLeave the sun behind me
And watch the clouds as they sadly pass me by
I’m in perpetual motion
And the world below doesn’t matter much to meThis time tomorrow, where will we be?
On a spaceship somewhere sailing across any empty sea
This time tomorrow, where will we be?
This time tomorrow, what will we see?
This time tomorrow

Arriva Pirò(n)

Siete romagnol*?

Conoscete Pirò?

Io ho imparato a conoscerlo fin da bambina quando al primo sbadiglio la mia mamma mi diceva “È arrivato Pirò!”. Chi era Pirò? L’omino del sonno, ok, ma se chiedi in giro non si sa molto di lui. Chiedendo negli anni (e vivendo ora in provincia di Cesena, io sono di Ravenna) ho scoperto che non tutti lo conoscevano, neanche a Ravenna.

Se parlavi del Mazapegul, tutti unanimi e a conoscenza della tradizione, Pirò invece viveva nella nebbia, come un vero romagnolo.

Anche nel web è difficile trovare fonti che “vadano d’accordo”. Nella serie YouTube Romagna Slang danno una spiegazione ma se si cerca un po’ in giro ho trovato testi con info ancora diverse, nello specifico che il nome Piron (Piero) derivi dalla fiaba Pirì Pipeta.

A pag.02 del La Ludda (riedizione 2009 di una prima edizione del 2001) si legge questo:

7. Piron, apportatore del sonno «In Nota sopra un detto romagnolo: E’ ven Piron, G. Bellosi, nel segnalare questo detto rivolto al bambino che sta per essere colto dal sonno, rileva che Piron esprime la personificazione del sonno, ma in passato l’appellativo presumibilmente era stato attribuito a un personaggio portatore del sonno. A San Pancrazio è stato raccolto il detto E’ riva Piron / ch’e’ bota e’ sabion (arriva Piron che butta la sabbia): espressione da cui si potrebbe desumere che Piron aveva un sacco, contenente la sabbia che getta negli occhi per provocare il sonno infantile. In effetti, Piron è comparabile ad altri personaggi delle tradizioni europee, quali il «mercante della sabbia», «l’uomo della sabbia» (Sandmann), il Mago sabbiolino. Costoro gettano manciate di sabbia negli occhi dei bambini assonnati i quali tentano, ma invano, di espellere i granelli fregando le mani sulle palpebre arrossate. Spesso a questi personaggi è attribuito un sacco, da cui è tratta la sabbia. Un sacco porta anche «l’uomo nero» o «uomo del sacco», che vaga nella notte per chiudervi i bambini che trova ancora svegli. A Fusignano – come Bellosi ha segnalato – Piron è localizzato nella casena, cioè nel fienile, situato generalmente sopra la stalla. Oppure si dice che Piron vende il pane all’angolo della strada. Presumibilmente Piron e gli altri personaggi sopra indicati erano derivati dal genio tutelare del focolare, il quale si cela alla vista dei membri della famiglia rifugiandosi di giorno nei luoghi più appartati della casa, dove svolge diligentemente il compito di conservare e moltiplicare le vivande, i raccolti, il bestiame della stalla. E, come per Safa presso gli Osseti, gli era attribuito anche il potere di dispensare il sonno ai bambini.» (p.99) 3. Pirbórs «Il cap. VII al § 7 fa riferimento al genio, dispensatore del sonno infantile, che in Romagna assume l’appellativo di Piron. Nel precedente paragrafo di questo capitolo al protagonista di fiabe AT 330 – diffuse particolarmente nell’Italia nord-orientale – sono attribuiti appellativi che variano in Pirì, Pirèn, Pieri, accompagnati o meno da riferimenti alla sua pipa sempre accesa. All’incirca nella stessa area geografica gli stessi appellativi sono conferiti ad astri che splendono nel cielo notturno. In Romagna Pirbórs, detto Pir Burson a Faenza, indica l’astro di Venere che appare alcune ore prima del sorger del sole. A Castel Bolognese Pir Bursa è invece identificato con Sirio, la stella che segue i «tre Mercanti», ossia è vicina alle tre stelle del cinto di Orione. La borsa, inserita nell’appellativo, è in relazione ai quattrini che sarebbero ivi contenuti. Nel Mantovano Pédar Borsa è la stella parallela e vicina alle tre stelle del cinto d’Orione, dette tri šgador (tre falciatrici), che Pédar Borsa segue per recare loro la colazione. Quale personaggio delle tradizioni locali, Pédar Borsa è «un furbo matricolato per alcuni; un ladruncolo non meno scaltro per altri. Per i primi il patronimico gli verrebbe dall’ernia (dial., borsa) da cui è afflitto; per gli ultimi, da una borsa di carantani sgraffignati». Nel Veronese occidentale (Pai di Torre del Benaco) Sirio è chiamato Piero Pontara.» (p. 103)

Ora io non so come mai non tutti i romagnoli lo conoscano e come sia possibile che nella stessa via una madre lo invochi e un’altra no ma sono riuscita a risalire alla nascita di Pirò e vi lascio qui nelle immagini i pochi testi che parlano di lui (e dai quali ho capito perché facevo fatica a trovarlo anche online, non per tutti è Pirò, i più lo chiamano Piròn).

Il mio Pirò è ovviamente dolce, buono e magico. Il sabbione è la sabbiolina magica che porta sogni belli e lui è uno spiritello che si confonde tra il buio e le stelle.

Sono molti mesi che mi preparo a questa storia ma non l’avevo mai messa giù e per fortuna  Francesca Baldassarri mi ha dato il pretesto con la sua bellissima challenge di finalizzarla.

You little wonder, little wonder you

E mi ritrovo così, di nuovo lunedì.

E sono qui a parlare ancora.

A raccontare qualcosa di me, a celebrare qualcuno, un dio dell’arte di quelli che pochi ce ne sono stati e pochi ce ne saranno.

Ma sono in ritardo.

Gennaio è incominciato così, intasato e a sighiozzi, caricando, con le energie pazze che ancora non mi fanno sentire la batteria completamente full.

Tra venerdì e domenica volevo parlarvi di questo dio, che l’8 gennaio avrebbe celebrato gli anni e che del quale il 10 abbiamo celebrato la morte. Ma non l’ho fatto perchè ho avuto un picco di buio.
A voi accadono i picchi di buio?
Per me succede così: creo penso faccio per molti giorni che tutti mi dicono ma chi sei wonderwoman, ma come fai, ma dormi ma riposati e io no, faccio, brigo, corro, incastro e poi ogni tanto BUM, buio. Ma quel buio che poi continuo a camminarci e a fare cose con la torcia ma invece no, buio mi mette anche tipo delle catene ai piedi e io ciao. Ferma. Fisicamente. Per almeno un giorno o due.

Questo non vuol dire che io non faccia nulla. Faccio meno. Faccio normale. Faccio nonabbastanzadiquellochevorrei.

E insomma, mi trovavo a fare questi disegni di questo dio e non mi venivano proprio come volevo. Volevo fare tutta un’altra cosa.

Mi sono riguardata un sacco di concerti, live, dei documentari assurdi e il discorso di suo figlio ai Brits2017.

Non era certo la prima volta che vedevo questi filmati ma avevo bisogno di essere ispirata nuovamente per questo post per riuscire a trasmettere quello che penso di David Bowie.

A parole è difficile. È già stato detto tutto.
Era una poesia vivente, arte allo stato più attivo e concreto.
Una persona che era arte stessa ma che non si è crogiolata nella sua enormità e fama ma ha lavorato tutta la vita per andare avanti, mettersi in gioco, decostruire quell’immagine così fortemente progettata per inserirne una nuova.
I suoi progetti erano a 360° dettagliati ma all’occhio e all’orecchio non mancavano mai di quel gusto spontaneo, di quella scintilla che accende sensi e cuore.
Un opera d’arte che sapeva ridere.
Quante immagini ho impresse nella mente di quel sorriso, tra il canzonatorio e il mefistofelico inserito su un viso angelico. Finto dannato, con una famiglia solida e un amore vero che non si è mai spento e che credo che non lo sia ancora.

Grazie David Bowie. Averti qui, ancora, per sempre, con la tua arte è un privilegio.

Bowie giuditta gif

Il primo lunedì del 2021

È il primo lunedì dell’anno 2021 e sto caricando.

Non mi sento cambiata o più riposata.

E dire che ci ho provato a riposarmima il mio cervello, quando si accende come una miccia, poi è instancabile e quindi riesco solo a pensare a cosa disegnare, progettare, a come farlo quando dove come e soprattutto voglio farlo il prima possibile.

Sto caricando. Programmando il poi ma sopratutto studiandolo e costruendolo.

È il primo lunedì dell’anno 2021 e già era programmato in maniera differente da come l’avevo previsto, eppure le cose sono andate in maniera meravigliosa, con un colpo di reni ho riadattato il programma di oggi, ho fatto tutto quello che sapevo sarei riuscita a portare a termine e mi sono concessa anche una non riposante passeggiata al parco con i miei figli rigorosamente all’interno del mio comune e in luoghi dove mia figlia non potesse stalkerare, abbracciare o sbaciucchiare altri bambini. Tutta sua madre. Che fatica.

Ma parliamo del prima di oggi.

Da questo autunno per me sono cambiate tante cose, in maniera faticosa ma positiva così ho deciso che anche il mio approccio alle cose doveva cambiare. Ho lavorato tantissimo e mi sono trovata all’ultimo dell’anno stremata e felice.

Ho deciso che i social non mi bastano, che ho delle cose da dire che voglio dire come mi pare, in uno spazio mio.

Non voglio una newsletter.

Voglio un non luogo più luogo della mail.

Qui, ad esempio, va benissimo.

Ho cercato di riposarmi e voglio scriverlo qui, dirvi che e le cose più riposanti che sono riuscita a fare sono le seguenti (e leggete il riposarmi come un “riposarsi per me” e soprattutto “riposarsi quanto possibile con a casa 24/7 due bambini di quasi 5 e 2,5 anni carichi a balestra e chiusi in casa causa codice rosso”):

Nel listone prevedevo anche un dormire e un leggere ma non ce l’ho fatta.

Tornando ai miei progetti professionali due giorni prima di Natale ho chiuso tutte le mie spedizioni e collaborazioni per prendermi un po’ di ferie e ho portato avanti solo l’unico progetto personale che mi ero data come obbiettivo da finire tra il 26 e il 31 dicembre ovvero il calendario 2021.

Ne vado fiera e lo trovate qui.

Con questo post voglio anche farvi un piccolo regalo che trovate già nelle mie storie Instagram ovvero lo sfondo per il cellulare con il gattino calico in caricamento, ecco il RicariCat (che sciocchina che sono!) .

E niente.

È il primo lunedì dell’anno 2021 e sto caricando.

Fischietto, arrancando laboriosamente.

Ci si becca qui,
Buon Quattro Gennaio.

Gli anni 90, Stella ed io

Negli anni 90 ho vissuto tutta la mia adolescenza e sono grata di aver assorbito tanto da quegli anni. All’epoca ero una studentessa del Liceo Artistico (Sperimentale, of course) e passavo la maggior parte del mio tempo divertendomi, disegnando ma soprattuto spendendo tutti i soldi che avevo in fumetteria e al videonoleggio.

Mia nonna era stata una parrucchiera e mia madre è stata cresciuta con una forte fissazione per la moda e l’estetica legata a quel mondo, con riferimenti alti a riviste che circolavano in quantità altissima in casa mia: Vogue, Marie Clarie e tutto quel circolo di carta che ci insegnava come vestirci ma che soprattutto a chi aveva un occhio critico e artistico (eccomi!) insegnava cosa fosse la fotografia autoriale attraverso la fotografia di moda.

Erano anche gli anni del minimalismo, di quel punk secco e b/n da magazine, che aveva superato gli anni 70 e 80, si era ripulito e si riproponeva in una chiave asciutta e di una violenza intima e giovane che vedeva la sua espressione con gli Skaters e Harmony Korine. Sì, c’era anche il grunge, ma nelle mille sottoculture e sfumature quello che piaceva a me era un grunge contaminato da un punk a tratti elegante e legato al vivere comune.

E tra i colori New-Pulp che esplodevano vividi e saturati anche nei cartoni di MTV o nei fumetti di Tank Girl io ritagliavo l’estetica di quella che per me era la donna perfetta.

La ritagliavo veramente: Vogue e le altre riviste prima di passare a miglior vita passavano dalle mie mani ossessivo compulsive, venivano scansionate minuziosamente pubblicità, articoli, editoriale e strappavo le immagini più belle che rappresentavano perlopiù donne in abiti e posizioni realistico-utopiche di quella classe, un pop-punk a volte romantico, altre decadente.

E tra tutto.

C’era Lei.

Stella Tennant.

Tutto di Stella Tennant esteticamente era diverso da me.

Spigolosità del corpo, composizione delle carni, palette cromatica.

Tutto.

Portavo le sue foto dalla parucchiera che ogni volta mi spiegava che per la forma del mio viso e la tipologia dei miei capelli non sarebbe mai riuscita a ricreare lo stesso effetto su di me.

Non potevo essere lei, la mia musa.

E così l’ho disegnata.

C’è un po’ di lei in qualsiasi donna io disegni.

E il 22 dicembre è morta a soli 50 anni a pochi giorni dal suo compleanno.

Lei non lo ha mai saputo, ma è una piccolissima parte di me.

stella tennant
Stella Tennant negli anni 90, ritratta da me

Auguri :)

In un anno un po’ lungo e difficile vi voglio regalare qualche tratto per scaldare i cuori e i giorni delle feste che saranno diversi dal solito ma sicuramente densi di emozioni.

Ecco qui il mio bigliettino di Buone Feste, potete scaricarlo, stamparlo o semplicemte condividerlo via mail o come preferite.

Biscotti Scarabocchiosi di Natale

Siete pront* a creare con i vostri bambini i Biscotti Scarabocchiosi di Natale?
Ispirato alla Cucina degli Scarabocchi di Herve Tullet il mini laboratorio nasce dalla collaborazione con @bottega.nene (artigiana e educatrice per l’infanzia).

Ecco il link per scaricare il pdf: